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“INoltre” è il termine che caratterizza il festival di quest'anno giocato sulla ambiguità della forma grafica per dilatarne il significato.

 

L'interrogativo è sul senso della interdisciplinarità che qualifica anche il nostro festival indagato attraverso la pluralità spaziale, come metafora reale delle arti performative. La nostra epoca potrebbe essere quella che ri-dimensione e ri-performa lo spazio rimettendo in discussione le relazioni topologiche di vicinanza, lontananza, prossimità e giustapposizioni. Nella molteplicità degli spazi alcuni potrebbero diventare un filo conduttore interessante: lo spazio del vissuto, del fuori, e lo spazio degli apparati collettivi. Tra essi s'inscrive la dimensione eterotopica, che accosta, sovrappone e ridetermina spazi che sembrano tra loro incompatibili.

Tale concetto si lega bene all'esplorazione di quei luoghi che il nostro festival sta conducendo nei suoi percorsi a partire dallo "IN" del teatro per l' "oltre" che si configura nella complessità spaziale e temporale della città contemporanea.
Tra i luoghi eterotopici si possono citare gli specchi, unione tra realtà e apparenza, i cimiteri, unione di vita e di morte, i musei e i luoghi di conservazione, che vogliono eternizzare il tempo, ma anche i residui degli spazi dell'oltre presenti negli interstizi della città quali luoghi del limite e del rifiuto; negli spazi plurimi dei linguaggi che tentano di unire le parole e le cose.