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Un immaginario pop, rock, punk. Con testi scarni. Ritmici. Sincopati. Che spesso divengono un elenco. Dei tormentoni. Le parole si rincorrono secondo una logica interna al testo. Dove trovano spazio assonanze, giochi di parole, luoghi comuni, spostamenti di senso.

 

Babilonia Teatri è tra le realtà più innovative del panorama italiano. Fu fondata nel 2005 da Valeria Raimondi ed Enrico Castellani, intorno a un progetto sulla guerra in Iraq, Cabaret Babilonia. Lo spettacolo non vide mai la luce, ma da quel titolo ha preso il nome la compagnia. Diversi i riconoscimenti, tra cui due premi Ubu: nel 2009 quale gruppo guida dell’avanguardia teatrale e nel 2011 per il miglior nuovo testo italiano e ricerca drammaturgica. Gli spettacoli indagano la possibilità di stare in scena senza raccontare una storia o utilizzare dei personaggi. La voce, priva di qualsiasi intonazione, si fa megafono del testo mentre il corpo viene utilizzato per dare vita a icone che nascono e muoiono senza soluzione di continuità in una dimensione volutamente caotica. Questo modo di procedere crea un montaggio in stile videoclip o forse, meglio, a una sorta di blob teatrale. Le scene si susseguono l’una all’altra accavallandosi. Morsicandosi. Interrompendosi. Dove spesso il legame è dato dalla musica o dalla luce.

 

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