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Riqualificare il paesaggio urbano. Un lavoro che, a differenza di quello strettamente architettonico, è frutto di una sensibilità diversa che ha insito il senso dello scorrere del tempo, del modificarsi della materia col passare delle stagioni e degli anni. E' questa la mission di Franco Zagari. Un lavoro che si inscrive in una realtà come quella italiana che vanta un patrimonio architettonico, stratificatosi in oltre due millenni, in cui anche le aree isolate sono molto segnate dall'insediamento umano e in cui la progettazione del paesaggio ha come aspetto centrale la costruibilità in funzione e al servizio dei comportamenti dell'uomo. Le sue opere e i suoi scritti testimoniano un approccio al progetto basato sull'ibridazione tra elementi fisici e immateriali, sulla narratività, sulla interpretazione e anticipazione di comportamenti, sull'interattività. Fra le opere più rappresentative Giardino Italiano, Expo di Osaka '90, Villa Leopardi a Roma, due anni dopo, piazza Matteotti a Catanzaro sempre del 1992, il centro di accoglienza delle Grotte preistoriche di Niaux in Francia del 1994, piazza Amedeo di Savoia, Cisterna di Latina del 1997. E ancora piazza Montecitorio a Roma del 1998, Sempre nella capitale l'Auditorium Parco della Musica, (consulenza per Renzo Piano) del 2002 e Il sistema delle piazze centrali di Saint-Denis, Parigi tra gli anni 2005-'07. Tra i suoi saggi ricordiamo: Questo è paesaggio. 48 definizioni; Giardini. Manuale di progettazione; La costruzione di una città. Enrico Giammatteo e Massimo Ballardini architetture; Paesaggi di città non città.

 

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